2015-2022: 7 ANNI DI VISIONI E ILLUSIONI
Proiezioni, presentazioni di libri, concerti, eventi: la storia per immagini dell'Associazione Culturale Visioni e Illusioni dal 2015 al 2022.
2015-2022: 7 ANNI DI VISIONI E ILLUSIONI
Proiezioni, presentazioni di libri, concerti, eventi: la storia per immagini dell'Associazione Culturale Visioni e Illusioni dal 2015 al 2022.
L’Associazione Culturale Visioni & Illusioni ha proseguito la propria attività volta a divulgare e far conoscere la storia del cinema italiano del ‘900, con un appuntamento che si è svolto il 16 giugno presso la Sala Cinema dell’ANICA a Roma, realizzato in collaborazione con Cineteca Nazionale.
Prima della proiezione, introdotta dal critico Guido Barlozzetti, sono intervenuti Francesco Rutelli e Gianfranco Fini in un dibattito moderato dalla politologa Cinzia Dato. Il confronto ha preso spunto dalla vicenda storica di Matteotti per proporre una riflessione sull’importanza del pluralismo e del dibattito democratico. I relatori hanno approfondito i temi del confronto civile e della tutela del dissenso, estendendo la discussione all’attuale scenario internazionale e a quelle realtà in cui il libero esercizio delle opinioni e delle libertà politiche necessita ancora di salvaguardia.
Il film, a supporto di questa riflessione, ricostruisce in modo rigoroso le tragiche vicende del rapimento e dell’omicidio del deputato socialista. L’opera si inserisce pienamente nella produzione di Florestano Vancini, regista e sceneggiatore di fama, i cui film coniugano in modo efficace e molto personale l’impegno civile e l’interesse per gli episodi più significativi della storia politica italiana con le vicende sentimentali dei personaggi che nella realtà storica sono calati. Nel corso della serata presentata da Alberto Castagna, Gloria Vancini ha condiviso un ricordo del padre, nel centenario dalla nascita e il critico Guido Barlozzetti ha introdotto la proiezione del film.
«“Il delitto Matteotti” rappresenta uno dei vertici più alti del nostro cinema impegnato, capace di unire il rigore della ricostruzione storica a una straordinaria forza narrativa – ha dichiarato il presidente dell’associazione culturale Ettore Spagnuolo –. Con questa pellicola, Vancini ci ha lasciato una lezione magistrale su come la cinematografia possa farsi strumento di indagine civile e morale, mantenendo sempre un’assoluta onestà intellettuale ed espressiva».
L’associazione “Visioni & Illusioni” ha ampliato i propri orizzonti di analisi culturale ospitando la presentazione dell’ultima opera letteraria di Giovanni Grasso, Consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica. L’appuntamento si è svolto il 19 maggio presso la prestigiosa cornice del Pio Sodalizio dei Piceni a Roma. Il dibattito, coordinato dal critico Guido Barlozzetti, ha visto il confronto tra l’autore, la giornalista Giulia Lea Giorgi e l’Avvocato Roberto Fusco.
Al centro dell’incontro il romanzo “Finché durerà la terra” (Rizzoli), un’incursione nel genere thriller-noir a sfondo religioso che fonde la tensione narrativa a una profonda indagine morale. La narrazione si snoda attraverso figure di intensa umanità, esplorando il cortocircuito tra la dimensione spirituale autentica e le logiche di potere legate all’uso strumentale del sacro. Protagonista della vicenda è Noè Simenoni, un ex seminarista dalla vita irrisolta che viene reclutato dalla Santa Sede per un incarico confidenziale: infiltrarsi in una misteriosa comunità in Umbria, guidata da due veggenti che profetizzano un nuovo Diluvio Universale.
Mettendo a nudo le ambiguità di una società che spesso manipola la fede per fini terreni, l’evento offre l’occasione per riflettere sui grandi temi dell’etica e della coscienza contemporanea.
“Il protagonista, Noè Simenoni, è un antieroe di straordinaria umanità: un uomo ‘non pervenuto’ che, chiamato ad affrontare un incarico rischioso, ritrova una sua inaspettata statura morale – ha dichiarato il presidente dell’associazione “Visioni & Illusioni” Ettore Spagnuolo -. Attraverso la sua figura, Giovanni Grasso ci invita a riflettere sul bisogno universale di credere, non solo in Dio ma anche negli altri”.
“Con questo noir religioso, la nostra associazione prosegue il suo impegno nel decifrare la complessità del presente attraverso le diverse forme della narrazione -ha concluso Spagnuolo -. È un’opera che scuote le coscienze, confermando come la letteratura sia uno strumento essenziale per distinguere la luce della fede autentica dalle ombre del fanatismo e dell’ambizione”.
L’Associazione Culturale Visioni&Illusioni ha proseguito la propria attività volta a divulgare e far conoscere la storia del cinema italiano del ‘900, dedicando un evento speciale alla memoria di Lina Wertmüller a cinque anni dalla sua scomparsa.
Il 13 maggio presso la Sala Cinema dell’ANICA a Roma è stato proiettato “I basilischi” (1963), film d’esordio della regista, presentato in una versione restaurata da Cinecittà nel 2020. Prima della proiezione, il giornalista Alberto Castagna ha intervistato Massimo Wertmüller, nipote della regista, che ha condiviso ricordi personali ed esperienze vissute sui set in cui è stato da lei diretto.
L’opera, insignita della Vela d’Argento al Festival di Locarno, ha ottenuto ulteriori e prestigiosi riconoscimenti nelle rassegne cinematografiche di Londra e Taormina, consolidando il successo internazionale della regista. Il film traccia il ritratto di tre giovani di buona famiglia in un tipico paese di provincia al confine tra Puglia e Basilicata, esplorando la loro condizione di sospensione tra la monotonia del quotidiano e un desiderio di cambiamento mai concretizzato. Il lavoro segnò l’inizio della carriera di Wertmüller, già aiuto regista di Federico Fellini in “8 e mezzo”, portandola ad affermarsi come la prima donna nella storia a ricevere una candidatura all’Oscar per la migliore regia premio che gli è stato poi insignito alla Carriera nel 2020.
“Con ‘I basilischi’ ricordiamo il folgorante esordio di un’autrice che ha saputo analizzare l’immobilità e le contraddizioni della provincia italiana con uno sguardo lucido e profondamente originale – ha dichiarato il Presidente dell’associazione culturale Ettore Spagnuolo -. Questo film anticipa la straordinaria capacità di fondere indagine sociale e ironia che diventerà la cifra stilistica di tutta la sua cinematografia”.
“Omaggiare Lina Wertmüller a cinque anni dalla scomparsa significa celebrare una pioniera assoluta del nostro cinema – ha concluso Spagnuolo -. Con il suo stile anticonformista, provocatorio e grottesco, ha aperto nuove strade, abbattendo barriere di genere e dimostrando un talento autoriale ineguagliabile che l’ha portata ai vertici della cinematografia mondiale”.
La serata del 15 aprile nella Sala Cinema dell’ANICA promossa da Visioni & Illusioni è stata dedicata alla memoria di Nanni Loy, a pochi mesi dal centenario della nascita (ottobre 1925) e del trentennale della scomparsa (agosto 1995), qui al suo ultimo film da regista dopo una memorabile carriera che lo ha visto anche sceneggiatore, conduttore televisivo, umorista, attore, autore televisivo e documentarista.
La serata ha offerto insieme l’occasione di di rendere omaggio alla figura del caratterista nel cinema italiano, “attore, generalmente non protagonista, specializzato nell’interpretazione di personaggi singolari, eccentrici o con spiccate note distintive che arricchisce la narrazione con ruoli di supporto memorabili, spesso definiti da una forte fisionomia o personalità”, secondo la definizione di Wikipedia.
Per sottolineare e celebrare l’importanza che da sempre tale figura riveste nel cinema italiano e non solo, è stato proiettato un film, “Pacco, doppio pacco e contropaccotto (1992) di Nanni Loy, per il suo cast totalmente composto da bravissimi caratteristi, da Leo Gullotta a Enzo Cannavale, da Anita Zagaria a Giacomo Rizzo, Aldo De Martino e molti altri, tutti impegnati a dare vita ad una divertente girandola di racconti ambientati a Napoli in cui imbroglioni più o meno professionisti si arrangiano cercando di truffare il prossimo, da cui il titolo che richiama il sistema del “pacco”, ossia della truffa da strada ai danni del malcapitato di turno.
Ė stato quindi un onore per l’Associazione pregiarsi, nella serata, della presenza di Leo Gullotta, interprete di quattro episodi del film che segnava la quinta collaborazione con Nanni Loy. Presentato dal Presidente Ettore Spagnuolo, l’attore è stato intervistato da Alberto Castagna e Guido Barlozzetti, che ha infine introdotto la visione del film.
L’11 marzo presso la Sala Cinema dell’Anica in Roma l’Associazione Visioni&Illusioni è tornata a celebrare i grandi artisti che hanno fatto la Storia del Cinema italiano e non solo.
Dopo lo scenografo Gianni Quaranta, si è reso quindi omaggio a Tonino Delli Colli, uno dei più abili e versatili direttori della fotografia del cinema internazionale, collaboratore di Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Marco Ferreri, Marco Bellocchio, Sergio Leone, Roman Polanski, Louis Malle, Jean-Luc Godard, e tanti altri Maestri.
In una carriera che lo ha visto attivo per oltre mezzo secolo curando la fotografia di oltre 90 film, Visioni&Illusioni lo ha voluto ricordare a poco più di vent’anni dalla sua scomparsa, con la proiezione di uno dei suoi lavori più celebrati, quello per “Il nome della rosa” (1986) di Jean-Jacques Annaud, film per il quale Delli Colli vinse nel 1987 sia il David di Donatello che il Nastro d’Argento per la migliore fotografia.
Tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Umberto Eco, interpretato da un cast internazionale capitanato da Sean Connery, F. Murray Abraham e Christian Slater, ambientato nel Medioevo, il film ripercorre le indagini effettuate da un frate inglese, già Inquisitore, e da un giovane novizio, all’interno di una abbazia per risolvere il mistero di alcuni terribili e inspiegabili omicidi.
Grande successo di pubblico e di critica a livello internazionale, il film detiene in Italia non solo il primato degli incassi della stagione 1986-1987, ma anche quello di pellicola cinematografica più vista in televisione per 13 anni, fino a quando non fu superato la “La vita è bella” di Roberto Benigni, che fu anche l’ultimo film di cui Tonino Delli Colli ha curato la fotografia.
A ricordare la figura di Tonino Delli Colli prima della proiezione del film, il Presidente di Visioni&Illusioni Ettore Spagnuolo, il giornalista Alberto Castagna, il critico Guido Barlozzetti con Ospiti d’Onore la nipote Laura Delli Colli, giornalista e scrittrice e il figlio Stefano Delli Colli, anche suo biografo, che ha mostrato al pubblico l’ultimo prestigioso premio alla Carriera conferito al padre, l’International Achievement Award dell’American Society of Cinematographers (ASC), da lui ritirato a Los Angeles nel febbraio del 2005, pochi mesi prima della sua scomparsa.